100 anni di Rodolfo Sonego

Il 27 febbraio del 1921 nasceva a Belluno Rodolfo Sonego, uno dei più importanti sceneggiatori del nostro cinema.
Sonego è stato autore (in solitaria) di almeno due capolavori: Una vita difficile, diretto da Dino Risi nel 1961, ritratto semi-autobiografico di un partigiano comunista nell’Italia del dopoguerra; e Lo scopone scientifico, commedia all’italiana del 1972 firmata Luigi Comencini, che raccontava la lotta di classe attraverso la partita a carte tra una coppia borgatara e una ricchissima americana.
Entrambi i film sono interpretati da Alberto Sordi, che lo scelse come sceneggiatore di fiducia sin dal 1954, quando i due si conobbero nella writing room di Il seduttore di Franco Rossi. Un sodalizio intenso e complesso (anche problematico, come si può leggere in Il cervello di Alberto Sordi, il volumone che Tatti Sanguineti ha dedicato all’opera di Sonego), dal quale sono nati classici come Il vedovo di Risi (1959), Il diavolo di Gian Luigi Polidoro (1963, Orso d’Oro alla Berlinale), Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy (1971), Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata di Luigi Zampa (1972).

Lea Massari e Alberto Sordi in Una vita difficile

La particolare ironia con la quale Sonego ha affrontato la figura dell’italiano medio, di cui Sordi è stato l’interprete più eloquente, è frutto anche della fusione di due caratteri antitetici ma compatibili, ha permesso una descrizione coraggiosa e anticonformista della società italiana prima e dopo il boom economico.
Non solo Sordi: sono di Sonego le sceneggiature del feroce La spiaggia di Alberto Lattuada (1954), La ragazza con la pistola di Mario Monicelli (1968), Una breve vacanza di Vittorio De Sica (1973), Mogliamante di Marco Vicario (1978) che gli aprì le porte degli Stati Uniti con Dino De Laurentiis.
Personaggio di grande spessore, un po’ trascurato fino alla riscoperta di Sanguineti, lo sceneggiatore è al centro di L’anticonformismo intelligente di Rodolfo Sonego, il saggio scritto da Mirco Melanco (docente di Cinema presso l’Università di Padova) e pubblicato dalle Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo nel 2010 (qui per acquistare il libro).
Risultato di un percorso ventennale di studi sullo sceneggiatore, il libro, seguendo una linea diacronica, fonde vita e opere di Sonego, un viaggiatore del mondo e dell’animo umano, un antropologo innato che unendo umanismo e scienza alla sua innata curiosità, ha saputo descrivere, attraverso l’osservazione costante dell’individuo e la semplicità disarmante di uno stile narrativo privo di sovrastrutture ingombranti, la genesi e lo stato attuale dei mali che affliggono la nostra società contemporanea.

Secondo Melanco, Sonego aveva, con i suoi racconti e sceneggiature, penetrato il nostro universo antropologico, permettendoci di riconsiderare le condizioni di un sociale su cui si sono delineati aspetti rilevanti del nostro vivere, con un percorso a ritroso nell’inconscio e nel rimpianto di più generazioni. “L’Italia si corrompe – spiegava l’autore a Cinematografo nel 2010 – uscendo dalla seconda guerra mondiale. La furbizia prevale sull’intelligenza e vediamo ora come ci siamo ridotti”.
“Sonego – continuava Melanco – muore il 15 ottobre 2000 ma attraverso la sua opera possiamo rivalutare con attenzione il nostro cinema che osservava la realtà e verificare il livello al quale oggi si è giunti accumulando un debito pubblico forse irrecuperabile: sia in termini economici sia in termini etici”.
L’articolo 100 anni di Rodolfo Sonego proviene da Cinematografo.




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