Bentornato Presidente, Claudio Bisio: «Non è un film buonista, ma anti-cattivista»

Arriverà nelle sale il prossimo 28 marzo, grazie a Vision Distribution, Bentornato Presidente!, sequel di Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani, film del 2013 in cui un pescatore di trote di nome Giuseppe Garibaldi, interpretato da Claudio Bisio, si ritrovava a ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica per via della sua omonimia con l’eroe del Risorgimento. 
Il sequel, diretto dai registi di Metti la nonna in freezer Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, è un instant movie pensato e girato in pochissimo tempo che mette alla berlina lo scenario politico dell’Italia del 2019 scaturito dalle elezioni dello scorso 4 marzo, senza risparmiare nessuna delle parti in causa. Il Peppino di Bisio, dal canto suo, torna in politica in veste di Presidente del Consiglio, per riconquistare la compagna Janis, interpretata da Sarah Felberbaum, che eredita il ruolo da Kasia Smutniak. 
All’inizio si era pensato di ambientarlo nelle aule di Strasburgo e nei palazzi della politica europea, come osserva lo sceneggiatore Fabio Bonifacci, ma dato che di quel mondo si conosce pochissimo sarebbe stato particolarmente complicato declinarlo in chiave di commedia. «La ricerca per questo film è andata avanti per molto tempo – dice in conferenza stampa il produttore Nicola Giuliano di Indigo Film, anche autore del soggetto insieme a Bonifacci – Volevamo raccontare questo momento storico facendo della sana satira su quello che ci circonda. In un’era in cui si deve per forza stare da un lato o dall’altro della barricata c’è bisogno di guardarsi allo specchio, ridendo di tutto e di tutti. Questo, dopotutto, era anche il senso del primo film». 

Il duo dietro la macchina da presa ha dato al film un impianto visivo fresco e pop e Bentornato Presidente!, per uso delle musiche e stacchi di montaggio, ha un taglio fumettistico, quasi da graphic novel. «I nostri maestri, che guardavamo a quindici anni anni in tv, sono i Guzzanti, con Sabina abbiamo anche lavorato come autori – precisano Stasi e Fontana – Li abbiamo rispolverati per questo progetto, che quando ce l’hanno proposto ci è sembrata una chiamata alle armi. Volevamo sdrammatizzare su un presente che si prende sempre e comunque sul serio e ne è venuto fuori un selfie dell’Italia di oggi. Se il film è pieno di riferimenti visivi è perché, essendo cresciuti al tempo delle VHS abbiamo consumato tanti film americani che abbiamo visto e assorbito». 
«È un sequel vero, da tutti i punti di vista – afferma invece Bisio – Sia come storia che a livello temporale, dato che gli eventi si svolgano sei anni dopo. Peppino Rimane un personaggio naïf, ma mentre nel primo film era un pescatore di trote catapultato al Quirinale, come un elefante in una cristalleria, stavolta torna in politica solo per riconquistare la sua Janis, che non gli perdona il qualunquismo e il ritiro in montagna. Peppino non ama tanto la politica, ma è una persona che adora rimboccarsi le maniche. Non lo definirei un film buonista, ma un film anti-cattivista».

«Quando c’è un filtro social di questi cambiamo tutti, ognuno di noi oggi è al contempo Dr. Jekyll e Mr. Hyde – osserva invece Pietro Sermonti, che veste i panni di Ivan Ferro, uomo nell’ombra della politica che rivelerà più di una sorpresa – È il segno della politica di oggi e i nostri personaggi fanno abbastanza tenerezza. In questo film dopotutto prendiamo a mazzate un po’ di tutti, l’unico che ne esce bene è proprio Peppino, che quello che fa lo fa con amore e per amore. Nel 2013, all’epoca del primo, c’era la dittatura dei sondaggi, oggi invece dominano dei tirannici social media manager che tengono i politici al guinzaglio della narrazione e dello storytelling ventiquattr’ore su ventiquattro. Anche i politici vecchia scuola di Massimo Popolizio e Cesare Bocci, che a un certo punto ritornano, sono ripugnanti nella loro bravura». 
In Bentornato Presidente! vengono parodiati in maniera piuttosto sfacciata sia Giuseppe Conte, dato che Bisio si auto-definisce un “premier precario a chiamata”, Matteo Salvini, Luigi Di Maio e un partito di sinistra, chiaramente riconducibile al PD, più che mai nel caos, il cui countdown per le prime sale anziché scendere. Il leader della Lega viene rifatto da Paolo Calabresi, mentre Guglielmo Poggi interpreta un politico a 5 stelle dalla faccia pulita. «Non penso si arrabbieranno, anche perché abbiamo cercato di dargli un’umanità che non so se gli appartiene», dice Calabresi non mandandole certo a dire. «Più che le persone singole raccontiamo l’umanità di una generazione politica che non sa niente, ha il sorriso in faccia ed è molto felice. Devo ringraziare i registi per avermi dato la possibilità di di interpretare qualcosa di così felicemente lontano da me», chiosa invece Poggi in chiusura. 
Foto: Getty Images
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