BlacKkKlansman: il sonoro schiaffo di Spike Lee all’America di Trump. La recensione

Nel 1992, il poliziotto afro-americano Ron Stallworth si infiltrò insieme ad un suo collega nel capitolo del Ku Klux Klan di Colorado Springs. Riuscì quasi a scalarne i vertici. Il nuovo film di Spike Lee, in concorso a Cannes lo scorso maggio, inizia con una didascalia inequivocabile, a caratteri maiuscoli, cubitali: DIS JOINT IS BASED UPON SOME FO’ REAL, FO’ REAL S—. Lo slang è palese, la sostanza altrettanto: è una storia vera.
Segue Alec Baldwin, con un monologo in camera sulfureo e sferzante. Sparare tutte le proprie cartucce con urgenza e con veemenza, dopotutto, è da sempre la massima cifra espressiva del regista afroamericano, che ne ha fatto il proprio ossigeno anche negli anni e nei momenti meno ispirati. Stavolta, però, anche se gli eventi narrati risalgono già a mezzo secolo fa (e fa un po’ impressione dirlo), c’è di mezzo l’America di oggi, quella che si è forzatamente affidata a Trump e che sembra ancora vivere in apnea.
Il film inizia mettendo subito le cose in chiaro, si staglia come il più organico e ambizioso della carriera di Spike Lee da molto tempo a questa parte e dopo il passaggio in Concorso a Cannes lo scorso maggio ha fatto molto parlare di sé, soprattutto in America.
Continuerà a farlo, probabilmente, fino ai prossimi Oscar, dove è uno dei frontrunner annunciati di quest’anno e potrebbe portare molte candidature black alle statuette dorate.
Di seguito, dopo la sinossi ufficiale, trovate il link per leggerne l’analisi completa.
Sono gli anni ’70 e Ron Stallworth (John David Washington) è il primo agente afro-americano che lavora nel Dipartimento di Polizia di Colorado Springs. Determinato a farsi un nome, Stallworth si imbarca coraggiosamente in una missione pericolosa: infiltrarsi e smascherare il Ku Klux Klan. Per l’importantissima indagine sotto copertura, Il giovane agente presto recluta un collega di maggiore esperienza, Flip Zimmerman (Adam Driver). Insieme i due fanno squadra per abbattere l’estremistico Gruppo dell’Odio mentre l’organizzazione si prefigge di dare una ripulita alla sua violenta retorica per conquistare la massa.
BLACKKKLANSMAN DI SPIKE LEE: LA NOSTRA RECENSIONE 
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