Ca’ Foscari, buona la seconda

La seconda giornata della decima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival si è aperta con Short Meeting Point, momento di confronto tra gli studenti del Master in Fine Arts in Filmmaking di Ca’ Foscari e i registi del Concorso ospiti a Venezia, i quali hanno così potuto visionare e dare la loro opinione sui lavori prodotti dai giovani cafoscarini.
A seguire sono stati proiettati i tre cortometraggi del programma New Africa Cinema, inaugurato quest’anno per omaggiare la vivacità del cinema africano contemporaneo. Tante le sperimentazioni tecniche mentre dal punto di vista tematico, ad accomunare la selezione è soprattutto la presenza di forti personaggi femminili. Naisula – Misfit del keniota Karanja Ng’endo racconta un paese diviso tra le antiche tradizioni e i nuovi canoni di libertà, denunciando l’atroce pratica dell’infibulazione; Simi del nigeriano Johnson E. Awolola, è la storia di una giovane ragazza che, ricordando suo padre, torna con la memoria al momento più felice della sua vita, mentre Gulf, del tanzaniano Walter Mzengi, tratta il sempre attualissimo tema dell’immigrazione attraverso la storia di una donna che scopre di dover perdere una parte di sé per essere pienamente accettata dalla nuova comunità.
Nel pomeriggio è stato invece il turno del VideoConcorso “Francesco Pasinetti”, punto cardine di incontro tra giovani e professionisti della realtà cinematografica veneziana, durante il quale sono stati proposti i vincitori dell’della scorsa edizione, tra cui il vincitore del primo premio Mama di Eduardo Vieitez, il premio per la sezione “Diversità” Love is Love di Alessia Pischedda, il premio della sezione “Documentario e documentazione” Salviamo la faccia di Giulia Merenda.
Protagoniste della giornata sono state però le opere del Concorso Internazionale, ben dodici quelle presentate tra pomeriggio e sera.
Ad aprire la lista è stato Alnajma del libanese Gilbert Karam, con una riflessione sull’indifferenza e la solitudine che un’attrice di successo si trova a vivere al fuori del palcoscenico.  War game, realizzato dall’iraniano Mehrnoosh Fetrat e dall’americano Jon Appel, ha messo in scena una “guerra teatrale” tra gli Stati Uniti d’America e lo stato immaginario del Cubuchilia, in cui a dominare è il concetto della guerra come business economico. La regista indiana Abhishek Gowda ha ambientato il suo Ardhviraam nel 1947, durante la drammatica “partizione” dei confini tra India e Pakistan. Khalid, lo scrittore schizofrenico protagonista del corto, è però completamente estraniato dal dramma in corso perché vuole solo concludere il suo romanzo.
Arriva dalla scuola francese La Fémis il lavoro di Pierre Lazarus, Le chante de Neptune: il racconto di un mondo dove i pesci sono scomparsi e l’unica traccia rimasta sono delle stampe dei loro fossili.
Candidato agli Oscar 2020 come miglior corto di animazione, Dcera- Daughter della regista ceca Daria Kashcheeva è il racconto delicato – e allo stesso tempo potentissimo – di un travagliato rapporto tra padre e figlia. Therese, della regista tedesco-brasiliana Fabiana Serpa, omaggia la figura della principessa Therese von Bavern, che nel 1888 intraprese un viaggio di quattro mesi in Brasile.
Romance del robo del sacramento, pellicola dello spagnolo Antonio Llamas, mette in scena la città della sua infanzia ormai abbandonata: la scomparsa del vecchio mondo e l’impossibilità di visualizzarne uno nuovo. L’italiana Giulia Di Battista ha ambientato nel 1943 Domani all’alba, storia di Amerigo, padre di famiglia non idoneo alla leva militare, che affronta insieme a sua moglie la malattia della figlia Annetta, necessitante di urgenti cure. Fuego Lento, del colombiano Joan S. Viáfara, indaga attraverso una sapiente scelta fotografica– ispirata a Moonlight – il conflitto e la spaccatura del sistema di valori di Jorge, uomo originario della cattolicissima Colombia, che scopre dopo anni di matrimonio e paternità una crescente attrazione per il suo collega Ramiro.
La giovane regista franco-belga Hippolyte Leibovici ha invece presentato il suo cortometraggio Mother’s: racconto di una famiglia di drag queen appartenenti a quattro generazioni diverse che non manca di elementi provocatori, come la rappresentazione finale dell’Ultima Cena. Noa è l’ultimo lavoro di Dekel Nitzan, regista israeliano e alunno della Berlinale Talents Program: la storia di una madre single in cerca di lavoro che dopo l’incontro con Yair, un padre di famiglia vicepresidente di un’azienda di successo, si trova in una situazione divisa tra interessi e sentimenti.  Infine Charlie Manton, scrittore e regista londinese vincitore dello Student Academy Awards, ha presentato sul palco dell’Auditorium Santa Margherita il suo November 1st. L’opera, che vede come protagonista Linsday Duncan, offre una visione sulle fratture nelle relazioni tra madre e figlia.
In serata si terrà poi l’atteso incontro con l’illustratore e regista Lorenzo Mattotti che dialogherà con l’esperto d’animazione Davide Giurlando ripercorrendo la sua lunga carriera.
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