Castiglione Cinema, l’Arte come dialogo tra le culture

A Castiglione Cinema 2019 ha avuto luogo il primo appuntamento con “Immagini e parole”, una serie di appuntamenti che mettono insieme personalità di spicco per approfondire, orbitando attorno al medium cinema, temi sociali, antropologici, culturali e filosofici. Il primo di questi eventi si concentra sulla ricerca, nel cinema e nell’arte, del dialogo possibile tra le culture.
Intitolato “Manuale di Viaggio per giovani Imam in Occidente”, vede riuniti i registi Fariborz Kamkari (Pitza e datteri), autore curdo di cinema e letteratura il cui libro in uscita in autunno ha dato il nome all’incontro, e Phaim Buiyan (Bangla), con Don Giuliano Savina, Direttore Ufficio Nazionale CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. La tavola rotonda, inoltre, è stata moderata da Laura Silvia Battaglia, giornalista pluripremiata e di lunghissima esperienza nel reportage estero e dal Medio Oriente.
Ognuno degli ospiti ha spiegato come il proprio background sia prezioso nella ricerca odierna di un dialogo tra le culture, a partire da Don Giuliano Savina: “Io vivo a Milano, in un quartiere dove c’è tutto il mondo e lì si convive, tutti insieme, nel rispetto della propria identità. La mia cultura ecumenica e interreligiosa nasce dall’esperienza di parroco, e mi lascio interrogare da questa esperienza”.
Phaim Buiyan
Anche Phaim Buiyan, che viene da Torpignattara e racconta nel suo stesso film la propria esperienza del quartiere: “È un melting pot: italiano, bengalese, algerino, marocchino. Si convive civilmente, ma manca ancora un piccolo passo per arrivare al dialogo.
Importantissima, poi, la testimonianza di Fariborz Kamkari, esponente delle migrazioni di prima generazione: “L’immigrazione non è solo viaggiare fisicamente da un posto all’altro, ha senso solo quando ci si integra, si impara. In tal caso, l’immigrazione può essere una cosa bellissima”. E aggiunge: “Si può essere insieme moderni e fedeli alle proprie origini culturali, non c’è conflitto. Dentro al nostro mondo islamico, un pensiero porta allo scontro tra culture diverse, ma c’è anche una forza, che sta sorgendo nelle nuove generazioni, che promuove il dialogo tra le culture”.
Conferma, a proposito, la giornalista Laura Silvia Battaglia: “Nel caos mediatico forse non passa moltissimo ma moltissime generazioni dell’area indoiranica, araba, del Golfo, del Maghreb, del Mashreq, sono votate a far conoscere attraverso l’arte la possibilità di convivere e essere identitari, con uno spirito aperto”.
E il cinema, quanto è impegnato nell’affrontare le tematiche sociali e politiche? Risponde Don Giuliano Savina: “Guardate Tarkovskij e le sue riprese lunghe, che io adoro. Tarkovskij ci comunica che per comprendere qualcosa serve prima pazienza, osservazione, fiducia”.
Fariborz Kamkari
In questo, un grande ruolo è stato rivestito da cinema italiano e neorealismo. “Tutti i filmmaker di film politici, sociali o di impatto sono influenzati dal neorealismo italiano, volenti o nolenti” dice Fariborz Kamkari. “Ci ha insegnato che il cinema può essere uno specchio e una finestra, uno strumento importantissimo per promuovere il dialogo. Io ho scoperto il cinema con i film italiani, visti da bambino, senza sottotitoli, così forti e simili alla mia esperienza di guerra, da farmi capire cosa potesse quel medium”.
Anche Phaim Buyian, su Bangla, dichiara: “Abbiamo sentito molto l’influenza americana, un’ironia à la Clerks. Ma, inconsciamente, abbiamo imparato anche da Moretti e Virzì”.
Interviene infine Mons. Davide Milani, Presidente di Fondazione Ente dello Spettacolo, per chiedere agli ospiti del Festival quale possa essere un consiglio utile per superare le nostre difficoltà di integrazione.
La risposta è emblematica: “Vedere film. Andare al cinema” afferma Fariborz Kamkari. “A volte, tutto quel che serve è dialogare” replica Phaim Buyian, con cui concorda Don Giuliano Savina: “Non c’è altra strada oltre quella dell’incontro. Le realtà diverse, descritte da libri e film, si possono vivere passando da un’altra persona, riconoscere l’altro”. Conclude l’incontro Laura Silvia Battaglia: “Bisogna ascoltare le storie di chi ha vissuto questo confronto. Persone che, al di là di origini e cultura, si incontrano sul piano umano”.
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