Cursed: la recensione della prima stagione della serie con la Katherine Langford di 13

Ennesima variazione sul ciclo bretone. Ennesimo fantasy.
Detta così, Cursed, la serie con protagonista la Katherine Langford di 13, sembrerebbe poco allettante, ma porta con sé alcuni elementi che ne fanno una serie sufficientemente godibile (specie per un pubblico young adult), purché non ci si aspetti nulla di dirompente o una sceneggiatura che regali chissà quali guizzi.
Versione femminile (e femminista) delle storie di Artù, va a ripescare il mito della Dama del lago, che nella mitologia bretone ha il compito di consegnare al futuro re d’Inghilterra la spada del potere. Il fascino che Excalibur esercita da sempre sul mondo dell’intrattenimento ha fatto partorire decine di versioni diverse del mito, da La spada nella roccia disneyana a l’ultimo King Arthur di Guy Ritchie.
Se c’è qualcosa di originale che va riconosciuto a questa serie e il ribaltamento dell’iconografia tradizionale di personaggi ultranoti. Non solo, in un ciclo estremamente maschile, la protagonista è una giovane donna, ma Merlino è un mago in disgrazia col vizio dell’alcol, Artù un giovane affascinante che tira a campare con mezzucci vari, Morgana la sua giovane e intraprendente sorella, e così via.
Altro elemento a favore della serie poco usuale nel fantasy indirizzato al pubblico teen è il mostrare sangue e violenza senza edulcorazioni di sorta. Niente PG-13, dunque, per questo show che è la trasposizione di un romanzo illustrato da Frank Miller, il cui stile è ben percepibile in alcune scene che potrebbero rievocare – pur se in tono minore – la violenza grafica di 300 o Sin City. 
La Langford, ad esempio, in una scena clou del pilot mozza la testa a delle creature aggressive macchiando di sangue lo schermo, effetto già visto nei film citati sopra. 
Per il resto è un po’ il solito coming of age, con la protagonista dalle abilità paranormali e per questo incompresa ed emarginata dal suo stesso popolo (i magici Fey), che prende coscienza dei suoi poteri e li mette a servizio della gente in difficoltà. In particolare della sua, perseguitata dai Paladini rossi, fanatici ecclesiastici che vogliono estirpare ogni traccia di magia e del demonio dal mondo. Il tutto, non senza una spruzzata di romance che inevitabilmente si instaura tra lei e il bell’Artù. 
Il cast lavora bene (anche se la Langford nelle scene d’azione non è perfettamente a suo agio), in particolare Gustaf Skarsgard, che mette a segno un’interpretazione di Merlino ben diversa da quella del Floki di Vikings. 
Infine, il comparto tecnico a volte lascia a desiderare, specie sul fronte FX, ma se ci si sa accontentare, non è poi così male.
Avvertenze per l’suo: se davvero attratti dal genere, cercate di andare almeno oltre al pilot un po’ macchinoso. 
Qui tutto quello che c’è da sapere sulla serie dalla trama alle curiosità dietro le quinte. 
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