Esterno giorno, passione cinema

“Si gioca come si vive, e si gira pure”, vuole Valerio Mastandrea. Ma perché si fa cinema, anzi, il cinema?
La risposta o, meglio, ulteriori domande nel documentario di Luca Rea, che firma anche la regia, e Gida Salvino Esterno giorno, prodotto da Rai Movie e in cartellone al 39° Torino Film Festival nella sezione Fuori concorso / L’incanto del reale.
L’interrogativo paventa la fatica di Sisifo, comunque, evoca la nave sulla montagna dell’herzoghiano Fitzcarraldo, debitamente incluso nel doc, ma a fronteggiarlo sono quattro protagonisti di prima grandezza del nostro cinema, ovvero il regista Saverio Costanzo, appunto, l’attore Valerio Mastandrea, il produttore Domenico Procacci e l’attrice Jasmine Trinca.
Collaborazione alla scrittura di Luca Rosini, produttore esecutivo Gianluca Russo, Esterno giorno mutua il titolo, ovvero spazio e tempo, dalla contingenza pandemica: “Ci sono tante terrazze in questo documentario perché l’idea è nata nel periodo del lockdown, quando eravamo tutti chiusi in casa, non potevamo andare al cinema e le terrazze erano il nostro unico aaccio sul mondo. Per questo – osserva Rea, reduce dall’ottimo Django & Django – abbiamo voluto raccontare all’aperto perché e come si fa il cinema”.
Durata di 50 minuti, l’intenzione è diaristica, la risoluzione epigrammatica, l’esito passionale, quale minimo comune denominatore del fare cinema. Per Mastandrea “bisogna essere proprio stupido per farlo”, ma le conseguenze sono insperabilmente positive: “Con leggerezza affronti temi fortissimi, sicché questo lavoro ti aiuta a scalare montagne, sebbene non a superarle”.

“Ho più paura della vita quotidiana che del cinema”, dice Costanzo prendendo da Lars Von Trier, e rivelando come votato all’etnografia si sia risolto all’audiovisivo vedendo le opere di Frederick Wiseman a New York. Anche per lui l’approdo è salvifico: “Psicanalisi, questo è il cinema”. Trinca elogia viceversa la “consolazione, il gioco di ruoli, che ancora a 40 anni il cinema mi permette”, parla di “inconsapevolezza, solo quella mi ha permesso certe cose”, di “esposizione, non l’ho persa con l’esperienza: si finisce sempre un po’ bruciati, anche quando c’è un bello scambio”, e di “inerzia, quando mi accorgo di procedere così è un peccato divino”. E Procacci? “A una certa età, diciamo 18 anni, è tuo diritto e dovere fare coincidere lavoro e passione, io volevo fare il regista, ed eccomi produttore”.
Mastandrea si ascrive “un egocentrismo timido”, confessa che “se mi chiamasse Scorsese non potrei accettare, gli direi che non posso, non riesco”, ricorda come “Spike Lee mi preferì Favino (Miracolo a Sant’Anna, NdR)” a approda al prediletto Claudio Caligari: “La sua voglia di cinema non ha mai trovato gente degna. Non essere cattivo non esisterebbe senza un lavoro di squadra enorme, e che paura quando al montaggio zompò tutto…”.
Sul versante femminile, Valerio lamenta “i pochissimi copioni per le donne”, Costanzo – a proposito di Caligari, vide Amore tossico a 14 anni, portatogli da Asia Argento – vive “cinematograficamente in un universo femminile da dieci anni, e mi trovo molto più a mio agio”, mentre Trinca condividendo con il regista di Private l’amore per Cassavetes e Gena Rowlands passa in rassegna la propria filmografia: “I tipi femminili che ho scelto sono complessi, potenti anche quando fallibili: è questa la possibilità del femminile, non le supereroine”.
Detto che “ogni regista pensa di essere Fellini” (Procacci), per Trinca “il cinema in Italia è questione di storie, e come raccontarle”, in ultima analisi “una forma di libertà, che ti fa scoprire il senso del ridicolo e avalla il crollo dei codici”.
Fresco, spigliato, veloce e puntuto, Esterno giorno dopo l’anteprima torinese sarà trasmesso sabato 4 dicembre alle ore 23.15 su Rai Movie.
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