FESTIVAL DEI POPOLI 58 – Intervista a Chiara Caterina

Come è nata l’idea per la realizzazione del documentario “Il Mondo o Niente”?
Chiara Caterina: L’idea è nata partendo da alcune tracce filtrate e rielaborate dal romanzo di Carlo Levi, “Cristo si è fermato ad Eboli” per realizzare un’esplorazione personale della Basilicata contemporanea, una sorta di deriva geografica e metafisica nel cuore del mezzogiorno. Il film è lavoro sul reale e sull’oggi in questa terra fragile e potente che incarna una costante dialettica vita/morte. Ho provato a raccontare alcuni dei diversi strati della terra e della sua fragilità, geologica e sociale, che compongono questo sud Italia alla periferia meridionale di un’Europa disgregata, in un tempo di estrema confusione e incertezza per il futuro, un futuro che dobbiamo impegnarci a ricostruire.

Come hai lavorato alla realizzazione del film?
Chiara Caterina: Il film è un lavoro ibrido sul reale, tra documentario e finzione, messa in scena e registrazione di ciò che si si manifesta inaspettatamente. Un viaggio concreto e metafisico in una terra che mi trattiene e mi respinge, fragile e potente. Il film volontariamente frammentato e ellittico procede per assonanze (elementi, colori, suoni) seguendo una progressione verticale, dal cielo alla terra, dalla montagna alle profondità del sottosuolo nel tempo di un solo giorno, dall’alba all’alba successiva. Un viaggio nel tempo e al di fuori del tempo. La progressione verticale che struttura il film si costruisce su tre livelli: livello geografico: tra cielo e terra; livello temporale: il film si apre all’alba per chiudersi all’alba successiva; e livello metafisico: la progressione verticale cielo/terra/sottosuolo corrisponde ad un’evoluzione realtà/rischio di disintegrazione.
Filmare i personaggi attraverso i loro corpi in primissimo piano ed i loro gesti ha come scopo quello di restituire una percezione sensoriale ed organica quasi sensibile al tatto e ai cinque sensi. Le forme, i corpi di queste presenze si integrano alla geografia dei luoghi tramutandosi in creature del paesaggio, in un paesaggio umano. Quell’umano che, alzando lo sguardo, contempla il cielo stellato lontano ed infinito constatando tutta la propria inadeguatezza.
L’immersione visiva e sonora procede per strati ed è ritmata dall’incontro ed il successivo abbandono di personaggi, vere e proprie “guide” di questa esplorazione in cui la videocamera è lo strumento principale, testimone del primo passaggio fisico in questi luoghi e degli incontri:
Giacomo, guida di montagna, pratica il wolf howling servendosi di un megafono per emettere richiami dei lupi a grandi distanze in attesa di una risposta; due ricercatrici campionano le acque di un lago contaminate dalla presenza di un grande impianto di estrazione petrolifera; due giovani contadini vagano tra i paesaggi aridi e primitivi dei calanchi; degli adolescenti percorrono le strade di una città consumata dalla speculazione edilizia ; due speleologi si immergono nelle profondità di una grotta.

Puoi parlarci degli aspetti produttivi de “Il Mondo o Niente”?
Chiara Caterina: Il film è prodotto da Le Fresnoy, lo Studio Nazionale di Arte Contemporanea di Lille in Francia, che ogni anno sceglie e sviluppa 24 progetti artistici di studenti da tutto il Mondo. E’ una scuola sui nuovi linguaggi e le sperimentazioni. Hanno creduto nel mio progetto, anche perchè in Francia c’è molta attenzione verso la cultura cinematografica. Oltre allo sviluppo ed alla produzione, Le Fresnoy si occupa anche della diffusione del documentario. Oltre alle ricerche iniziali ho girato per venti giorni e sono stato un mese in Basilicata. La struttura verticale del film è stata “arricchita” dagli incontri avvenuti durante i soprallugohi e le riprese, come quelli con i giovani ragazzi del Pollino e della città.




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