Festival di Venezia 2020, Padrenostro: la recensione del film con Pierfrancesco Favino

Alla base di Padrenostro c’è una storia vera, quella di Claudio Noce: quando il regista aveva due anni il padre Alfonso, vicequestore, è stato vittima di un attentato terroristico. È sopravvissuto e la famiglia ha scelto di rimuovere quel trauma nel quale, tuttavia, tutti sono rimasti in qualche modo impigliati. Da questo denso magma emotivo è nato, quarant’anni dopo, uno dei migliori film italiani recenti sull’infanzia. Noce trasforma la sua vicenda personale nella storia dell’undicenne Valerio (Mattia Geraci), nella Roma del 1976. Valerio vive giornate fatte di piccole scoperte e partite a Subbuteo, finché una mattina, dalla finestra di casa, sente degli spari. Insieme alla madre Gina (Barbara Ronchi) corre giù per le scale: il padre vicequestore (Pierfrancesco Favino), è stato colpito dai terroristi e, nella sparatoria, uno degli attentatori muore davanti ai suoi occhi. Per Valerio, da quel momento l’innocenza dell’infanzia è perduta. Sembra felice solo quando incontra un nuovo amico, Christian (Francesco Gheghi), che lo segue anche in Calabria, dove la famiglia decide di trasferirsi. Ma chi è davvero Christian, selvatico e misterioso, che pare sbucato dal nulla?
Padrenostro è un film politico non per la posizione che assume, ma perché spalanca un argomento mai frequentato al cinema: lo shock dei bambini che, negli Anni di piombo, hanno subito la guerra del terrorismo combattuta dai loro padri, sia da una parte che dall’altra. Noce è uno di loro, e ha trasformato quel dolore compresso in un film che aderisce al punto di vista di Valerio sia letteralmente, con molte sequenze in soggettiva, sia nei suoi meccanismi emotivi. I fatti passano attraverso le paure inespresse, i pensieri, i tempi del bambino, in un intrecciarsi di immaginazione e realtà. Perché così è il territorio interiore dell’infanzia, che guarda il mondo attraverso le emozioni piuttosto che attraverso la razionalità.
Invece che appiattirsi sui canoni del racconto famigliare, Noce sa osare: nell’estate oziosa di Valerio, nelle sue esplorazioni di campagna, nel modo in cui sbircia gli adulti dalle porte socchiuse si scorgono gli echi dei classici film di formazione, ma la prima e l’ultima sequenza strizzano l’occhio al cinema di genere. In mezzo c’è una favola universale e quasi sensoriale sui profumi, i suoni, gli sguardi dei figli che siamo stati. Il cast è tutto sulla stessa frequenza, non solo i due bravi giovani protagonisti, ma anche Pierfrancesco Favino, padre degli anni Settanta che vuole mostrarsi forte a tutti i costi, e Barbara Ronchi, intensi, mai scontati. Padrenostro esce in sala il 24 settembre: una bel tassello della ripartenza del cinema italiano da godere assolutamente al cinema.
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