Gemini Man: tutti i dettagli sulla tecnologia rivoluzionaria del film di Ang Lee con un doppio Will Smith

Arriverà domani nelle sale Gemini Man, l’atteso film di Ang Lee con Will Smith impegnato in un doppio ruolo. La nuova fatica del pluripremiato regista, due volte premio Oscar (il suo precedente Vita di Pi aveva già contribuito ad alzare l’asticella delle tecnologie oggi a disposizione), racconta di Henry Brogan, miglior sicario su piazza e uomo di punta della Defense Intelligence Agency, servizio segreto americano che non si sognerebbe mai di rinunciare al suo operato. 
Arrivato ai 51 anni di età, Henry coltiva tuttavia dubbi sempre maggiori sulla vita condotta fino a questo momento e, dopo l’ultimo incarico, decide di smettere i panni del killer governativo e di ritirarsi dalle sue rischiosissime attività. Ma i suoi superiori non si fidano e gli mettono alle costole degli agenti, fino a ricorrere al migliore di tutti, straordinariamente simile nelle fattezze proprio a Henry Brogan.
Gemini Man è stato girato con una tecnologia HFR (High Frame Rate, ovvero 120 fotogrammi al secondo invece dei soliti e canonici 24) e verrà proiettato in 3D+ con un’idea di tridimensionalità molto più amplificata del solito, dando così alle immagini un marcato senso di realismo che investe tanto le sequenze dialogate quanto la resa sul grande schermo degli effetti digitali: la sensazione è davvero quella di osservare una scena reale dietro la superficie di un vetro, a tal punto da forzare la quarta parete abituale dell’esperienza in sala. La 20th Century Fox distribuirà questa versione in un numero di sale compresa tra le 10 e le 20 unità (nella giornata di oggi verrà ufficializzato il numero esatto), lavorando a stretto contatto con gli esercenti per disporre della strumentazione adatta per sostenere tale tipo di proiezione potenziata e all’avanguardia.
Un caso più unico che raro nella storia del cinema risiede anche nel fatto che per la prima volta un attore si confronta con un personaggio ricreato digitalmente e in tutto e per tutto identico a se stesso da giovane. A interpretarlo è naturalmente stato lo stesso Will Smith, che si è sottoposto a delle sessioni di performance capture per immortalare tutte le espressioni del suo volto e permettere poi alla post produzione di ringiovanirlo e di fornirgli un alter ego digitale con cui interagire, di trent’anni più giovane.
«Facile fare un tirannosauro, perché nessuno di voi l’ha mai visto davvero – ha commentato ironicamente Ang Lee a proposito della sfida sostenuta in Gemini Man nel corso di un Q&A – mentre è molto più difficile ringiovanire Will Smith, perché tutti voi avete visto Willy, il principe di Bel-Air e ricordate benissimo com’era Will da giovane, per cui il risultato doveva essere assolutamente perfetto». Il regista ha lavorato fianco a fianco col direttore della fotografia Dion Beebe, da lui definito un pioniere del digitale e la persona giusta per far sembrare il meno artefatta possibile l’aspetto visiva necessario per questo tipo di risoluzione. Per il produttore Jerry Bruckheimer si tratta invece di «un salto produttivo nel buio, che porta avanti il cinema e riporterà la gente in sala».

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