Herself, parla Phyllida Lloyd

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Abbiamo parlato con molte donne vittime di abuso in famiglia o del marito. Un’amica di Claire (Dunne, ndr) che aveva due figli è scappata di casa per abbandonare il compagno violento ed è finita senza un tetto. Lì abbiamo cominciato a riflettere su quanto fosse difficile per lo Stato trovarle un posto dove stare, ed è nato tutto”.
Phyllida Lloyd racconta alla Festa del Cinema di Roma il suo ‘La vita che Verrà – Herself’, la pellicola presentata in coproduzione con Alice nella Città e che verrà proiettato stasera alle 22 in Sala Sinopoli, per poi uscire nelle sale il 25 novembre, distribuito da BIM.
Con il suo nuovo lavoro la regista di Mamma mia! e The Iron Lady firma una storia tutta al femminile, che ha come protagonista principale l’attrice teatrale britannica Claire Dunne. Dopo tanto tempo, Sandra trova finalmente il coraggio di fuggire con le sue due figlie da un marito violento.
In lotta contro una società che sembra non poterla proteggere e con l’obiettivo di creare un ambiente accogliente per le bambine, decide di costruire da sola una casa tutta per loro. Non tutto andrà bene ma durante l’impresa troverà la forza di ricostruire la sua vita e riscoprirà se stessa, anche grazie all’appoggio di un gruppo di persone disposte ad aiutarla e a darle sostegno. Per Sandra e le sue figlie la nuova vita che verrà per fortuna non sarà mai più come quella di prima.

La vita che verrà – Herself

“Io e Claire abbiamo parlato con avvocati, giudici, soprattutto per la procedura all’interno dei tribunali che si occupano di questi casi -spiega la regista- Spesso queste donne vengono trattate come persone che hanno qualcosa di cui vergognarsi, come fosse colpa loro”.
La regista osserva: “Sembra che in lockdown questi episodi di violenza domestica siano aumentati. Il film è stato fatto prima della pandemia, ma per molti aspetti i temi dell’isolamento e di quanto sia importante avere dei buoni vicini e conoscerli, tutto ciò sembra intensificato dal covid. Un uomo violento si sente più libero di esserlo dentro le mura di casa”, è la sua osservazione.
Queste donne “non sono vittime, sono piene di coraggio -dice la regista – Hanno il coraggio di rimanere e di andarsene, E sanno che quando se ne vanno possono diventare bersaglio di omicidi. Magari perdono tutti gli amici, tutta la comunità, perché un marito violento può uccidere la propria compagna e dunque diventa difficile per loro fare questo viaggio e portare via i propri figli”.
Sulle giovani attrici che hanno recitato nel film, la Lloyd ha parole di grande elogio. “Le ragazzine sono state straordinarie. Una testa da anziane su un corpo da giovani. Sapevano la parte, ma anche che era una finzione. Sono stata molto fortunata, anche se ci sono stati anche momenti insidiosi”.
La regista torna poi sul problema della mancanza di alloggio per le donne che scappano da uomini violenti, un problema molto sentito “in Gran Bretagna e in Irlanda. C’è una grande mancanza di edilizia popolare per queste donne, e volevamo spingere il governo ad occuparsi di queste persone in condizione di emergenza. Volevamo dire ‘c’è speranza, non perdetela’. Non perdete la vostra capacità, la vostra inventiva, la vostra ispirazione”. La costruzione di una casa, come avviene nel film, “è qualcosa che richiede il sostegno della comunità. Mai come in questa epoca di Covid si è capito quanto sia rilevante la comunità che sta vicino”, sottolinea ancora la regista.
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