LOCARNO 71 – “My home in Libya”

My Home in Libya di Martina Melilli è un documentario sulla memoria e sui ricordi della famiglia della regista, artista visiva, traduttrice e curatrice di esposizioni. Il vocabolo home che indica in inglese, a differenza di house, non solo il posto materiale ma l’entità astratta del luogo, la sua vita e il rapporto con i suoi abitanti dice esattamente il significato del film.

In questo nel caso, quello di Martina, c’è la curiosità e un affezionamento per un luogo del passato non conosciuto direttamente, diventato realtà solo attraverso quanto le hanno raccontato i nonni e quanto ha potuto vedere nella loro casa nei pressi di Padova.

La regista, che è la principale protagonista di My Home in Libya , appartiene ad una famiglia di quelli che i Francesi denominarono “Les pieds noirs” per le loro colonie e gli Italiani “ I vecchi coloniali” per indicare il loro stato di emigrati italiani ma nati in Africa. Martina è nipote di vecchi coloniali. Il nonno Antonio è nato in Libia e là si è sposato, ha lavorato e ha avuto una famiglia ai tempi dell’impero dell’Africa Orientale. Lei ha cercato diverse volte di avere un visa per la Libia, ma invano. Suggestive le immagini dove dalla Sicilia scruta il mare nella vana speranza di scorgere “Tripoli, bel suol d’amore”.

Nel 1970 con la presa del potere da parte di Gheddafi, i Mellili, come gran parte degli italiani della Libia avevano dovuto abbandonare da un momento all’altro Tripoli, la loro Home e il loro lavoro e rifarsi un’esistenza in un paese che non era più il loro e che li trattava da “africani” o li accusava di essere fascisti. Nella casa dei nonni, nelle vicinanze di Padova, Martina ricostruisce il passato attraverso i ricordi: parole e immagini.

Per il presente invece, il vedere e il far rivedere ai nonni quei luoghi amati come sono oggi, la guida internet. Navigando sul Web, con la collaborazione di un giovane libico Mahmoud, studente in fisica nucleare che sogna un futuro migliore all’estero, rende reali i luoghi dove i Mellili ebbero anni di felicità . Così facendo la regista racconta in modo avvincente l’ieri e l’oggi.
Il passato che appartiene alla vita dei suoi nonni e il presente che è quello suo di donna libera e affermata, ma anche quello di Mahmoud che in situazioni di vita molto precarie spera in un’esistenza lontana dalla violenza delle milizie armate e dai gravi disagi di una nazione in un
disordine governativo notevole .

In My Home in Libya, documentario ben concepito e realizzato si nota un’assenza che sorprende: quella dei genitori della regista. La vicenda narrata per immagini da Martina Mellili ha affinità e punti in comune con Home di Daniele Toti un libro autobiografico nel quale l’autrice racconta con pathos e liricità la storia della sua famiglia e la sua. Nata ad Asmara da una famiglia di coloni ha conosciuto in parte la stessa sorte dei Mellili, ma prima di tornare in Italia è vissuta in cinque nazioni africane: dall’Eritrea all’Etiopia, alla Rhodesia del Nord (oggi Zimbabwe) allo Zambia, dall’Arabia Saudita, alla Liberia.




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