Note di regia di “Terra Bruciata! il Laboratorio Italiano della Ferocia Nazista”

L’idea del film nasce da due esigenze: la necessità di raccontare una storia inedita ai più e incomprensibilmente sfuggita ai radar della grande storia e della politica e, di conseguenza, rimossa dalla memoria collettiva e individuale del nostro paese e l’urgenza di rendere giustizia agli ultimi superstiti di una vicenda che, a più di settant’anni di distanza, può ancora aiutare da un lato a comprendere meglio le radici di quella metamorfosi che trasformò una presenza militare “pacifica” o, in alcuni casi tollerata, in una brutale repressione contro popolazioni inermi, che, oltre alla distruzione del tessuto economico ed industriale, costò la vita a un migliaio di civili, e dall’altro può fornire dati importanti sulla genesi delle Resistenze civili ed armate, che videro come protagoniste intere comunità della Campania centrosettentrionale.
Nel grande racconto della prima fase della seconda guerra mondiale sul suolo italiano, i riflettori sono stati puntati, quasi sempre, solo su eventi canonici: lo sbarco alleato in Sicilia, quello di Salerno, le Quattro Giornate di Napoli ed il bombardamento di Montecassino. L’autunno del 1943, con il drammatico passaggio del fronte e la scia di sangue che ne conseguì in tutto il territorio che va dalla provincia nord di Napoli fino a Cassino, è stato inspiegabilmente “vittima” di un colossale lavoro di rimozione. Eppure, in quei tre mesi e mezzo che occorsero agli alleati per raggiungere le pendici di Montecassino sono racchiuse alcune delle chiavi di lettura che, a mio modo di vedere, sono cruciali per comprendere a pieno le dinamiche che trascinarono, in seguito, tutto il paese in quella terribile spirale di violenza che causò più di 20.000 vittime civili.
Nei tre anni che sono occorsi a me per raccogliere tutte le interviste e girare le ricostruzioni in costume, e allo storico Giuseppe Angelone per portare a termine un lavoro di ricerca sistematico sulle dinamiche dei singoli episodi e sulla conta delle vittime, il dato sorprendente è stato trovare tanti ultraottantenni che, a dispetto del silenzio delle istituzioni e di una buona parte della storiografia, da anni non aspettavano altro che qualcuno ascoltasse le loro storie, custodite nella memoria vivida e drammatica di uomini e donne che, a settant’anni di distanza, ricordano con dolore e, in alcuni casi, con rabbia quegli episodi che cambiarono per sempre la loro esistenza.
Ecco, questo film è dedicato soprattutto a loro e alla speranza che attraverso le loro voci si possa giungere alla costruzione di una memoria condivisa, che possa finalmente includere il Meridione d’Italia nel racconto del difficile e tragico percorso che condusse alla liberazione del paese.

Luca Gianfrancesco




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