Pif, l’antimafia

“Non riesco a concepire una storia contemporanea. Dell’attualità se ne dovrebbe occupare la tv, cosa che tra l’altro già faccio anche io. Non mi piacciono gli instant movie, però chissà, magari in futuro potrei fare un film di fantascienza, dove raccontiamo quali sono state le ingerenze mafiose su Marte”. È ancora una volta il passato la cornice entro cui Pif (Pierfrancesco Diliberto) decide di muoversi per la sua opera seconda da regista, In guerra per amore, che 01 distribution porterà nelle sale dal 27 ottobre (circa 400 schermi) e che stasera (pre)apre l’XI Festa del Cinema di Roma: “Smaltito tutto quello che ha rappresentato La mafia uccide solo d’estate (che nel 2014 vinse l’EFA come miglior commedia dell’anno, ndr), abbiamo iniziato a ragionare su un secondo film – racconta ancora Diliberto –.  All’inizio volevamo fare qualcosa sui partigiani, argomento che comunque in futuro spero di poter portare sullo schermo, poi ci siamo ritrovati non so bene come a parlare dello sbarco in Sicilia. E alla fine è nato questo film, che racconta non l’origine della mafia, visto che già esisteva, ma il salto di qualità che fece anche a livello politico all’indomani dell’arrivo degli americani”.
In guerra per amore
Come per il film precedente, Pif (che anche stavolta è coautore dello script insieme a Michele Astori e Marco Martani) prova a raccontare gli eventi storici adagiandoli su tessuti di fantasia. Stavolta il motore di tutto è la storia d’amore tra Arturo Giammaresi (sì, il personaggio di Pif ha sempre lo stesso nome) e Flora (Miriam Leone, sì, anche lei con lo stesso nome che nel precedente era di Cristiana Capotondi): siamo nel 1943, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Lui, siciliano, lavora a New York nel ristorante di Alfredo. Lei è la nipote di quest’ultimo, promessa sposa del figlio di un boss, tra l’altro braccio destro di Lucky Luciano. Ma Arturo ama Flora e lei ricambia questo amore. C’è un unico modo per scongiurare questo matrimonio forzato: chiedere la mano della ragazza al padre. Che però vive a Crisafullo, sperduto paesino in Sicilia. Che, guarda, caso, è l’imminente meta dell’esercito USA deciso a liberare l’Italia, e l’Europa, dal nazifascismo. E Arturo, che non ha un soldo, coglie al volo l’occasione, arruolandosi proprio alla vigilia dello sbarco: evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della mafia. Sì, perché per favorire lo sbarco i vertici dell’esercito americano chiesero a Lucky Luciano di intercedere presso i suoi amici mafiosi rimasti in Sicilia. E per ripagare questo aiuto il governo alleato affidò loro ruoli chiave nelle amministrazioni locali.
“Volevamo ancora una volta mostrare un piccolo uomo davanti a grandi eventi storici”, prosegue Pif, che spiega: “L’altra cosa era quella di voler raccontare un fatto storico così importante che però, stranamente, è stato finora poco indagato dal cinema. Eppure c’è un documento, il cosiddetto Rapporto Scotten, redatto nel 1943 da un ufficiale americano che scrisse una relazione sul problema della mafia in Sicilia. La cosa sorprendente è che emerge una lucidità non comune, già per l’epoca, soprattutto leggendo le varie soluzioni proposte, tra cui quella di collaborare pur sapendo che poi sarebbe stata una scelta che avrebbe avuto non poche conseguenze in futuro. E ce ne siamo accorti…”.
Dedicato a Ettore Scola, In guerra per amore è prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in collaborazione con Rai Cinema, ed è interpretato anche da Stella Egitto, Andrea Di Stefano, Maurizio Marchetti, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Antonello Puglisi e il piccolo Samuele Segreto.
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