The end – L’inferno fuori: la recensione di ale5b

Roma. C’è un manager borioso e arrogante. Con a casa una moglie e in ufficio l’amante. Una giornata importante con un’ acquisizione al limite della vita e la morte. Un ascensore che si ferma e il panico, che dalla rabbia per un’affare che rischia di essere compromesso diventa in breve vero e proprio terrore attorno ad un’apocalisse, che come un cappio si stringe attorno a quattro, claustrofobiche, pareti.
I Manetti Bros (all’anagrafe Marco e Antonio), sguinzagliano l’estro del debuttante Daniele Misischia in un film horror che strizza l’occhio al grande cinema americano ma che tra i nostri confini ha il pregio, impresa non da poco, di non sfigurare del tutto.
Per quanto lineare, semplice e accademico, infatti, “The End? L’inferno fuori” gode di quel minimo di credibilità che pur perdendo su ogni fronte rispetto alle controparti “reali” d’oltreoceano, riesce comunque a mantenere lo spettatore coinvolto fino alla fine. Il merito sta nel calcare gli ingredienti fondamentali del genere, pigiando su pathos e paura, in maniera da rendere fluida una sceneggiatura molto debole, fondamentalmente incentrata sul portare a casa il compitino. Claudio, il protagonista interpretato da Alessandro Roja (il Dandi di Romanzo Criminale, serie tv), è l’elemento centrale di questo survivol horror ambientato all’interno di un ascensore durante un’epidemia virale che trasforma le persone in infetti, e guai a chiamarli zombie, quasi fosse un marchio registrato. Una sopravvivenza angosciante, filtrata attraverso una piccola apertura delle pareti, sulla quale si basa tutto il film e unico tentativo di discostarsi dai clichè di genere, dei quali la pellicola è piena zeppa. Una metamorfosi lenta e impotente, una penitenza che vede l’uomo intrappolato perdere bruscamente tutto quello che ha intorno, legato al proprio cellulare che ad ogni conversazione uccide sempre un pò di più la speranza. Ma che in un’occasione regala un colpo di genio umoristico.
L’escursione tentata dai Manetti Bros, non nuovi a questi esperimenti, è lodevole almeno per il merito di provare a rivalutare un genere che in Italia ha avuto, nel suo piccolo, un certo periodo di gloria in un passato non proprio recentissimo. Un coraggio non premiato dalla mancanza di effettivo mordente e da un’originalità pressochè nulla. Lo stesso Roja fatica a ritagliarsi una performance sufficiente, e con Misischia troppo impegnato a cercare di lasciare un segno visibile sul percorso, sbrodolandosi su inquadrature velleitarie, la sceneggiatura fatica ad offrire spunti indimenticabili. Eccetto qualche jump scream giocoforza funzionale, “The End? L’inferno fuori” ha l’unico pregio di lasciarsi guardare nonostante una miriade di difetti dovuti all’eccessiva premura. Non facile dire se possa bastare per vedere il bicchiere mezzo pieno ma il già allontanarsi da commediole e cinepanettoni porta da sè un punto a favore.
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