Un western da Leone (Sergio)…

“Una storia di Kurosawa (I sette samurai, ndr) con lo spirito di Sergio Leone”. Non ha dubbi Antoine Fuqua nell’indicare nel padre degli spaghetti-western la fonte d’ispirazione primaria per il remake de I magnifci sette, il film di chiusura di Venezia 73 (in sala dal 22 settembre). Affiancato da due degli attori protagonisti, Denzel Washington e Chris Pratt, il regista di Training Day si sofferma più volte sull’influenza di Leone nella storia del western “genere che ha reso moderno e forse più veritiero di quello classico, per l’ambiguità morale dei personaggi che lo popolano”.
Al punto che nel film di Fuqua “i protagonisti non hanno un background, una storia alle spalle. Sanno solo che nemmeno Dio potrà perdonarli”, dichiara Denzel Washington.  Che confessa di non avere visto troppi western da piccolo “perché mio padre era un pastore della chiesa locale e non ci faceva vedere quel tipo di film”. Poco male perché, ammette l’attore, “quello che non ho potuto sognare da piccolo l’ho potuto realizzare adesso da adulto: vestirmi da cowboy, tutto nero, con la veste nera, il cappello nero, la pistola nera, il cavallo nero. Ha tutta l’aria di un gioco”. Anche se Washington resta un attore che prende il suo lavore maledettamente sul serio: “La mattina, prima di tutto, mi inginocchio a pregare e chiedo perdono per il male che ho fatto. E’ questo spirito che cerco di trasmettere ai personaggi che interpreto”.
Molto più guascone l’atteggiamento di Chris Pratt in conferenza stampa, che tra battute e risate ricorda soprattutto “la preparazione fisica” cui l’ha costretto il ruolo: “Ho dovuto imparare ad andare a cavallo. Che è un animale molto più pericoloso dei dinosauri (in riferimento a Jurassic Park, ndr)”. Pratt dice di essersi innamorato piuttosto tardi del genere, “da sei, sette anni” e anche lui paga dazio al nostro Leone: “I miei western preferiti”.  Del film sottolinea “la forte componente femminile, sono le donne a salvare gli uomini. Credo molto nel girl-power.”
Ma attenti ad attribuire messaggi politici al film, Fuqua è molto netto: “E’ solo entertainment”.
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