VENEZIA 75 – “One Ocean”: i cambiamenti del pianeta

Anne de Carbuccia, regista e protagonista di One Ocean, ci tende la mano e con la sua voce ci accompagna piacevolmente all’interno del cortometraggio. Il film è frutto dei viaggi che l’artista ha fatto per anni in giro per il mondo, documentando con i suoi meravigliosi scatti i cambiamenti a cui il pianeta è andato e va incontro a causa del comportamento umano.

Se dovessimo individuare una parola chiave che racchiuda il nocciolo fondamentale del pensiero espresso dall’artista franco-americana, sarebbe senza dubbio il termine one. Infatti, Attraverso le parole e le immagini di questo documentario, de Carbuccia si impegna a mostrarci come ogni elemento della natura sia interconnesso, unito ad ogni altro da un legame tanto forte e profondo da poter essere considerato inscindibile. Si osserva quindi come il concetto di unità intessa la trama di tutto il suo pensiero: un mondo che deve essere salvaguardato nella sua interezza, perché una crisi ambientale in una parte del pianeta ha ripercussioni terribili in molte altre aree del globo; una umanità che deve imparare ad agire di concerto verso un’unica direzione di tutela e di rispetto; un futuro che l’uomo da solo ha corroso pesantemente e, protervo, l’ha imposto alla Terra e a tutti i suoi altri esseri viventi. Per la regista tuttavia abbiamo ancora le possibilità per cambiare il corso degli eventi. Il tempo però scorre in fretta e sta per terminare, come mostra la clessidra che appare nelle sue fotografie. A questa fa sempre compagnia un teschio, dotato anch’esso di un forte valore simbolico (emblema della fugacità della vita terrena), che risuona come un monito a perseguire una vita dagli scopi costruttivi e positivi e a non sprecare i nostri giorni su questioni materiali di frivola importanza. Questi due oggetti vengono inseriti all’interno dell’ambiente naturale che Anne vuole raccontare, descrivere, salvare.

Come tante altre produzioni si prefigge il nobile obiettivo di sensibilizzare il mondo al tema della salvaguardia del territorio, ma rispetto a queste aggiunge un valore artistico di notevolissimo livello grazie a delle immagini immensamente belle e loquaci. Ed è per merito di questa qualità che il documentario colpisce con estrema forza la pancia dello spettatore, smuovendone la coscienza. Dopo aver visto il cortometraggio la cosa migliore da fare è aprire il proprio computer o cellulare, digitare One Planet One Future (è questo il nome della sua collezione fotografica) e lasciarsi trascinare dentro la galleria di foto sensazionali che il sito offre alla vista, per poi addentarsi nella lettura delle motivazioni, dei fini e delle idee che stanno alla base di questo progetto.

Gabriele Nunziati




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